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stemmabolognettaLe prime notizie storiche che si riferiscono al territorio di Bolognetta, le troviamo nella storia dell'ex-feudo di Marineo dei Beccadelli. Il Calderone e l'Amari indicano spesso doviziosamente i territori di Bolognetta fra quelli che videro le storiche gesta della presenza dei Musulmani in Sicilia. Il Calderone narra di eroiche battaglie svoltesi ivi fra i musulmani e le falangi greco-sicule attorno all'850. Secondo l'autore i nomi di alcune contrade, allora campi di battaglia, conservano ancor oggi il ricordo di quei fatti, così si fa risalire l'origine del nome Casaca al termine latino Casatum, che significa caduto, e da ciò la selva dei caduti o della disfatta; Casachella risulta invece composta da due termini greci che si traducono il primo con <che si lascia vincere>, il secondo con < testuggine >,dalla forma presa dalle schiere greche in battaglia, donde Casachella = luogo dove soccombettero le schiere. Nel basso medioevo, il bosco di Casaca viene citato in diversi documenti con il nome di Chasum e Chasace.

Nel 1306, dopo la cacciata degli angiomi avvenuta nel 1282 con la guerra del Vespro, un documento riporta che il re aragonese Federico III “concesse agli abitanti di Palermo il diritto di raccogliere legna (lignaficum) e carbone nei boschi di Godrano e Casaca". In questa concessione il bosco di Casaca è considerato parte integrante del feudo di Cefalà, del quale seguì per alcuni secoli le vicende. "Quando l'abitato sorse con il nome di Ogliastro nella Sicilia regnava ancora la pax hispanica, sebbene trent'anni di guerra avessero non poco offuscato lo splendore dell'Impero spagnolo, trascinandolo sull'orlo di un collasso economico. Per questo motivo al viceré e ai nobili più fedeli fu impartito l'ordine di vendere i loro possedimenti, per inviare il ricavato in Spagna: Ogliastro fu proprio l'oggetto d'una di queste cessioni" (Santi Correnti, Sicilia da conoscere e da amare, 1999).

Il primo documento scritto che riguarda l'ex-feudo di Casaca, dove oggi sorge Bolognetta, risale al 25 febbraio 1570, anno in cui fu concesso a Don Luigi di Bologna, Marchese di Marineo, la licenza di popolare quelle terre. Tracce storiche che si riferiscono all'odierno territorio di Bolognetta le troviamo nella storia dell'ex feudo (o Stato) di Marineo dei Beccadelli. Il 12 settembre 1600 Vincenzo Bologna Beccadelli, marchese di Marineo, vende un fondaco composto dalle contrade Casaca, Casachella, Coda di Volpe, Bosco, Piraynazzo, Roccabianca, sotto unico nome di Casaca, a Marco Mancino, ricco mercante genovese, con un contratto stipulato dal notaio Arcangelo Castania di Palermo. Marco Mancino in tale atto si riserbò il diritto di , ed il marchese Bologna pose la condizione che, venendosi a formare un paese, questi avrebbe dovuto chiamarsi : Bolognetta. Tale condizione non fu rispettata. Infatti il paese che a poco a poco si venne a formare prese il nome di S. Maria dell'Ogliastro, per un'immagine della Madonna posta dinanzi un olivo selvatico,vicino al fondaco, e lo mantenne fino al 1882.

La condizione posta dal Bologna venne quindi dimenticata e soltanto l'8 ottobre 1882 il paese ha assunto il nome di Bolognetta. Il Garufi inserisce nell'elenco dei comuni feudali fondati nei secoli XV-XVI, ma occorre precisare che la data di concessione della licentia non corrisponde con quella citata dal De Spucches. Questo feudo venne aggregato da Marco Mancino a quello di Tumminia, precedentemente acquistato dall'illustre Francesco del Bosco, conte di Vicari, agli atti del notaio Antonino Lazzara di Palermo, il 17 settembre 1593. Con il testamento di Marco Mancino, redatto dal notaio Paolo Mulè di Palermo e aperto il 10 aprile 1627 viene nominato come erede universale Trajano Parisi, con obbligo, per lui e per i suoi eredi, di assumere nome e cognome del testatore. Il casato dei Mancino si esaurisce con Marco Mancino VIII, che il 12 luglio 1812 si investe dei feudi di Tumminia e di Casaca. Certamente il fondaco costituiva un importante luogo di traffico; perciò riesce comprensibile il suo ruolo come uno degli elementi propulsori della nuova fondazione.

Nella del 1714, il fondaco di Ogliastro viene menzionato per la prima volta tra le stazioni di posta comprese nell'itinerario da Palermo a Noto, e ciò dimostra la crescita della sua importanza. Del fondaco non esiste più alcuna traccia, si può soltanto individuare il luogo ove sorgeva, lungo l’attuale via Roma (ex trazzera regia) nella piazza Madrice. Si può verosimilmente ipotizzare che l'edificio non fosse dissimile nella distribuzione dalla tipologia tradizionale molto in uso nella Sicilia del XVII secolo, essendo un elemento indispensabile lungo tutti gli itinerari di collegamento fra le principali città dell'Isola. Nel 1603 risale la costruzione della Chiesa Madre, realizzata vicino al fondaco su uno slargo ai margini della trazzera; nel 1605 fu eretta a parrocchia per volere di Marco Mancino, che richiese espressamente all'arcivescovado di Palermo un arciprete e stabilì di quale entità dovessero essere le offerte per la chiesa da parte della popolazione. Per tutto il periodo feudale la dinastia dei Mancino fa della cittadina il proprio giardino e la propria residenza. A metà dell'Ottocento giungono gli anni della lotta contro i Borboni.

Marco Mancino VIII sperpera le sue ricchezze in difesa della dinastia borbonica, mentre la popolazione si schiera per l'indipendenza dando vita a più di un tumulto. Si forma anche un comitato rivoluzionario in appoggio a Garibaldi, e nel 1866, allorché i paesi di mezza Sicilia insorsero, Ogliastro è tra questi. Comincia qui la storia moderna del piccolo centro, che conosce stenti e sofferenze, segnata dal calvario dell'emigrazione. Agli inizi del ‘900 la mèta è l'America: ancora oggi nel New Jersey è presente una numerosa comunità di bolognettesi. Dopo la seconda guerra mondiale sedi privilegiate di emigrazione sono l'Italia del Nord, la Svizzera, la Francia e la Germania.

sito web: www.comune.bolognetta.pa.it