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Sabato 29 ottobre 2016 sarà l'occasione del concerto "Interminabili Percorsi nel Mediterraneo" offerto dal progetto Centro Culturale Monachelli. Il programma musicale proposto dai giovani Dalila Alessandra Virga, soprano, e Dario Cirrito, chitarrista, si articola lungo un piacevole percorso per duo di chitarra e voce nel mondo della musica tradizionale spagnola, italiana, e per alcuni tratti brasiliana. Il repertorio spazia dal '700 con compositori come Mauro Giuliani, '800 con Garcia Lorca, arrivando sino a metà '900 con Joasquin Rodrigo e Manuel Maria Ponce.

 

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     Sabato 22 ottobre 2016, il progetto Monachelli ospiterà un concerto dedicato alle arie da salotto di Stefano Donaudy, proposto dai giovani artisti soprano Fulvia Giannola, tenore Marco Montagna, baritono Antonino Tranchina e al pianoforte Alessandro GrecoSeguirà la degustazione di prodotti locali a cura delle Tenute RINALDI di Bolognetta. I costumi sono della Sartoria Teatrale F.lli PIPI.

     Donaudy nacque a Palermo il 21 febbraio 1879, figlio di Augusto e Elena Pampillonia. Iniziati privatamente gli studi musicali nella città natale, rivelò precocemente un singolare talento che gli consentì di affrontare lo studio del violino e del pianoforte contemporaneamente. A dieci anni fu in grado ad esibrsi in pubblico. Cimentatosi ancora ragazzo nelle composizioni di melodie per canto e pianoforte, frequentò assiduamente il politeama Garibaldi, ove si svolgevano importanti stagioni liriche che per il prestigio dei direttori e delle compagnie di canto contribuirono alla sua formazione musicale, avvandolo alla carriera teatrale. A soli tredici anni compose l'opera in un prologo e due atti, Folchetto, ispirata al poema di T. Grossi su libretto del fratello Alberto, che a sua volta andava affermandosi come librettista e commediografo. L'opera, composta nel 1892, ebbe una sola rappresntazione privata, sufficiente tuttavia a rivelare il talento teatrale del giovanissimo compositore. Il Donaudy comunque abbandonò subito dopo gli studi musicali per intraprendere quelli classici che prosegui sino alle soglie dell'università. 

     Tornò allora a dedicarsi alla musica e dopo aver composto nel 1899 un'altra opera a forti tinte drammatiche, Scampagnata, ancora un libretto del fratello Alberto, anch'essa non rappresentata ma eseguita al pianoforte in forma privata, intraprese seriamente lo studio di composizione. Entrato quale allievo interno nel conservatorio di musica di Palermo. Entrato quale allievo interno nel conservatorio di musica di Palermo, studiò armonia, contrappunto e composizione sotto la guida del direttore G. Zuelli. L'insegnamento dello Zuelli fu particolarmente utile per il D. che apprese a disciplinare il suo talento versatile e a indirizzarlo verso una produzione in cui poteva mettere in luce la sua facile vena melodica e il suo raffinato gusto stilistico. Agli anni di permanenza nel conservatorio tra il 1899 e il 1902 appartengono alcuni lavori assai pregevoli, che lo prepararono ad affrontare la carriera teatrale: si ricordano in particolare la cantata per soli, coro e orchestra Ilsogno di Polisenda, un quartetto per archi, la scena lirica Idilli estivi e alcune arie per canto e pianoforte, che gli procurarono subito notevole fama e la pubblicazione da parte dell'editore Ricordi. Conclusi gli studi in conservatorio e sentendosi ormai pronto per affrontare la carriera teatrale, compose l'opera in quattro atti Teodoro Körner su libretto del fratello Alberto. Il lavoro, rappresentato il 27 nov. 1902 allo Stadt-Theater di Amburgo nella traduzione tedesca di L. Hartmann, ottenne un buon successo che gli valse tra l'altro l'interessamento dell'editore Ricordi. Questi gli commissionò l'opera Sperduti nel buio, ispirata al dramma di R. Bracco su libretto dello stesso Bracco e di A. Donaudy, che, rappresentata al teatro Massimo di Palermo il 27 apr. 1907 sotto la direzione di T. Serafin, ottenne uno straordinario consenso di pubblico, che si rinnovò l'8 apr. 1908 al teatro Costanzi di Roma sotto la direzione di L. Mugnone e con una compagnia di canto di particolare prestigio (tra gli interpreti M. Farneti e G. De Luca). Il favore ottenuto soprattutto alla prima rappresentazione napoletana, in cui la critica sottolineò la spontaneità melodica e la solida struttura formale del lavoro, parve preannunciare al Donaudy una luminosa carriera: l'editore Tito Ricordi gli commissionò l'opera Ramuntcho, tratta dal romanzo di Pierre Loti, libretto del fratello Alberto, e destinata al teatro alla Scala, ove il Donaudy avrebbe potuto consolidare la sua posizione e il suo prestigio in campo internazionale. L'opera ebbe una lunga gestazione e quando fu pronta incontrò non poche difficoltà ad essere accolta alla Scala dove, a causa della guerra, le rappresentazioni erano state fortemente ridotte. Tolta dal cartellone della Scala, venne eseguita solo dopo la fine del conflitto al teatro Dal Verme di Milano il 17 marzo 1921, al termine di una stagione di scarso rilievo artistico, cui, nonostante l'interesse del pubblico e i calorosi consensi ricevuti, la critica distratta non dedicò lo spazio che avrebbe meritato. Il successo giunse poi, postumo, in occasione di una esecuzione radiofonica trasmessa dall'ElAR (Ente italiano audizioni radiofoniche) di Roma nel 1933.

     Ciò nonostante il Donaudy continuò a comporre per il teatro e nel 1922 scrisse un'opera in un atto, La fiamminga, presentata al primo concorso lirico nazionale: ottenne il primo premio e fu destinata alle scene del S. Carlo di Napoli, ove fu rappresentata con successo nell'aprile dello stesso anno sotto la direzione di E. Mascheroni. Sebbene accolta con grande entusiasmo dal pubblico, non riuscì a varcare la soglia di altri teatri; fu radiotrasmessa nel 1931 dall'EIAR con buon esito. Si concluse così la carriera teatrale del D. che, deluso dalla scarsa fortuna goduta dai suoi lavori, abbandonò la composizione e passò gli ultimi anni di vita lontano dagli ambienti musicali. Si spense a Napoli il 31 maggio 1925. 

     Musicista colto e sensibile, fu sotto vari aspetti ritardatario e, pur avendo lasciato pagine di pregevole fattura, la sua produzione teatrale non fu al passo con i tempi, indugiando talora in stilemi legati a un passato troppo lontano, che gli impedì di affermarsi in un clima musicale dominato da G. Puccini e dalla corrente verista prepotentemente rappresentata da P. Mascagni. Natura in certo senso incline a rievocare atmosfere di raffinata eleganza stilistica d'impronta nettamente sei-settecentesca, diede il meglio di sé in quelle raccolte di "arie in stile antico" che gli diedero notorietà internazionale e che tutto sommato costituirono il limite della sua personalità artistica. Abile nel rendere certe sottili atmosfere con delicati tocchi di colore e a vagheggiare situazioni legate a epoche lontane, non seppe calarsi nella realtà quotidiana e fu talora estraneo alle istanze espressive del suo tempo. Gli fu comunque riconosciuta la capacità di rendere con sensibilità e caratterizzazione psicologica particolari situazioni drammatiche; così, se nella prima opera Teodoro Körner manifestò la sua vena tardoromantica, nel più fortunato dramma tratto da R. Bracco, Sperduti nel buio, cercò di sottolineare il tono intimistico della vicenda con atteggiamento stilistico vagamente crepuscolare, che gli consentì di tratteggiare con patetica e pensosa sensibilità gli aspetti più umani dell'omonimo dramma. In Ramuntcho, considerata l'opera più personale, si accostò a una situazione drammatica dai caratteri netti e passionalmente delineati, poi ripresi nell'ultimo lavoro, Fiamminga, ove vennero a riassumersi i valori prediletti dal musicista, sensibile al richiamo di ideali quali l'amor patrio, la seduzione femminile, il sacrificio materno. Il suo nome è oggi legato soprattutto alle Arie di stile antico, pubblicate in tre fascicoli dall'editore Ricordi e divenute presto popolarissime anche all'estero per la ricchezza della vena melodica e la varietà stilistica con cui si rivelò il particolare gusto per la riscoperta di stilemi del passato caratteristica dell'epoca in cui il D. operò. Si tratta infatti di 36 composizioni tra villanelle, canzoni, canzonette, madrigali, arie, ariette, ballatelle, frottole, maggiolate, su testi del fratello Alberto, i cui titoli suggestivi suggeriscono eloquentemente il tono rievocativo di forme legate a un passato assai remoto pur tuttavia rinnovato dalla fantasia del compositore, che manifestò di non essere estraneo agli influssi della romanza da salotto; al di là del sapore nostalgico caratterizzato da certi tratti stilistici, il D. mostrò di aver assimilato la grande tradizione melodica italiana, rinunciando tuttavia a servirsi di taluni caratteri tipici della romanza fin de siècle, rappresentata da certe convenzioni quali la costante linearità melodica e l'altrettanto ripetitiva banalità armonica, cui non seppero sottrarsi talora anche i più autorevoli rappresentanti del genere.

     Della produzione del D. si ricorda l'opera in un atto La fidanzata del mare, incompiuta; tra i lavori sinfonici: Ilsogno di Polisenda, poema lirico per voci, coro e orchestra (testo di A. Donaudy, inedito); Sogno di terra lontana, poemetto sinfonico (inedito, diretto al teatro Massimo di Palermo da G. Marinuzzi). Musica da camera (in gran parte inedita): Quintetto d'archi (dedicato a P. Boubée); due quartetti e un trio per archi; quattro Miniature liricheDanza per marionette per due violini e viola; Aria in stile antico per violino sulla quarta corda (Milano 1917); Sei pezzi in stile anticoPastorale Canto augurale per violino; Romanza ed Elegia per violoncello; inoltre per pianoforte: Sarabanda e fugaDeux airs à danserNovelletta (Milano 1917); Minuetto Carillon (ibid. 1922); Gavotta e Musetta (ibid. 1922). Per voce e pianoforte: Arie di stile antico (tre serie di dodici pubblicate a Milano presso Ricordi, 1918-1922); Douzes petits poèmes japonaisL'ombra, lirica su versi di R. Forster; Ballata delle fanciulle povere, testo di Guido da Verona (Milano 1927); infine Ave Maria per una voce e quartetto d'archi e Canto di ringraziamentoofferto alla Divinità da un guarito, per quartetto d'archi. Le opere inedite si trovano presso gli eredi. (fonte Treccani.it)

 

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Sabato 15 ottobre 2016 il progetto Centro Cultrale Monachelli di Bolognetta ospiterà il giovane chitarrista Stefano Romeo in concerto con un "Elogio alla Chitarra Classica" seguito dalla degustazione di prodotti locali a cura del Caffe Mareschi. Il programma proposto si pone come obiettivo, di creare un percorso che possa mostrare quali sono state e quali sono le influenze stilistiche che, nel tempo e nei diversi territori, hanno plasmato in maniera differente la chitarra. Partendo dalla Spagna, il luogo più simbolico, risaleremo alle radici che hanno formato le caratteristiche di questo strumento nel periodo barocco, radici che sono state coltivate e portate avanti dai più moderni compositori fino ad arrivare oltreoceano.

 

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Stefano Romeo classe 1995, inizia il suo percorso musicale all’età di 14 anni avvicinandosi alla chitarra elettrica. Studia blues con i maestri M. La Mantia, Sergio Munafò e G. Greco. Contemporaneamente frequenta le lezioni di musica d'insieme con R. Collura. Segue diverse masterclass jazz con maestri come Sandro Gibellini. Successivamente, inizia il corso di studi presso il Conservatorio di Musica "V. Bellini" di Palermo intraprendendo ilmondo della chitarra classica. Ha collaborato con i maestri Luigi e Maurizio Rocca nell' "Orchestra dei Piccoli", con la quale ha eseguito diverse lezioni- concerto in diverse scuole del Palermitano. Nel 2012 suona come solista insieme all' "Ensemble Campus Camerata Ensemble" presso il Teatro Comunale "Salvatore Cicero" per gli Amici della Musica di Cefalù. Nel 2013 si classifica secondo al "XVIII Concorso Nazionale per Giovani Artisti" di Caccamo. Nel 2014 insieme ad altri colleghi fonda l'ensemble chitarristico "Sixty Strings" che fra i vari concerti e lezione-concerto tenuti, si è esibito anche presso il Conservatorio di Palermo, collaborando con il maestro M. Biondolillo e diventando endorser ufficiale della ditta Dogal strings. Dal 2016 fa parte dell’Orchestra a pizzico del Conservatorio di Palermo, curata dal M. Buzi. Nello stesso anno si è esibito insieme all’Orchestra Sinfonica Siciliana presso il Teatro Politeama. Cura particolarmente il campo propedeutico e pedagogico, riconoscendo nell'insegnamento musicale verso i più piccoli grande valore ed importanza, trasmessagli insieme all'amore per la musica, dal suo attuale Maestro Nereo Dani, musicista illustre di rilevanza internazionale; con il quale attualmente sta completando il percorso di studi preso il Conservatorio di Musica di Palermo.